LE ECHINACEE

FONTE: http://www.disinformazione.it/immunostimolatori.htm

Con il termine “Echinacea” vengono indicate varie specie di piante endemiche del Nord America. L’Echinacea appartiene alla famiglia delle Compositae, la nomenclatura e la delimitazione di questo genere con la differenziazione tra le varie specie è molto difficile e complessa. Nella corrente classificazione del genere Echinacea, utilizzata anche nel «National List of Scientific Plant Name”, e basata su uno studio comparativo morfologico e anatomico di Mec Gregor (1968), sono segnalate nove specie più due varietà. In terapia vengono però utilizzate esclusivamente le specie E. purpurea, E. angustifolia e E. pallida.
Le piante del genere Echinacea sono per lo più perenni, con infiorescenze a capolino, generalmente solitario e fiori ligulati per lo più sterili. I fiori presentano al centro una brattea rigida e acuminata dalla quale deriva il nome la cui radice greca “echinos” significa riccio. I fiori ligulati nelle sfumature dal rosa al porpora, fanno dell’Echinacea anche una bellissima pianta ornamentale. I frutti sono acheni quadrangolari.
L’Echinacea è originaria del Nord America, dove è assai diffusa nelle Great Plains tra le Appalachian Mountains a est e le Rocky Mountains a ovest. Questa pianta è certamente una delle più conosciute ed utilizzate nella medicina popolare ed empirica.
L’Echinacea fu un medicamento fondamentale per gli indiani. Venivano usate soprattutto le radici, dell’E. angustifolia ed E. pallida, due specie botanicamente molto simili tra loro, che possono confondersi facilmente. Essi applicavano impiastri di radici a tutti i tipi di ferite, morsi e punture di insetti, e morsi di serpenti. L’Echinacea serviva inoltre per la preparazione di collutori per il mal di denti e gengive doloranti, e infusi per raffreddore, vaiolo, morbillo, parotite epidemica e artrite.
Ben presto anche i coloni bianchi vennero a conoscenza delle proprietà terapeutiche di questa pianta, ma il suo impiego rimase circoscritto all’ambito della medicina popolare fino al 1870 quando un fornitore di specialità medicinali, il dott. H.C.F. Meyer la usò come ingrediente nel suo rimedio “Mayer’s Blood Purifier”. Questo preparato fu presentato come una sorta di panacea efficace nel trattamento di intossicazioni del sangue, del morso del serpente a sonagli e di tutta una serie di altre malattie. L’Echinacea conosce in questo periodo il momento di massima diffusione in America anche se ufficialmente solo nel 1916 viene ammessa nel “National Formulary of the United States”, che riconosceva come officinali indistintamente sia le radici di E. angustifolia che quelle di Echinacea pallida.
L’uso terapeutico dell’Echinacea successivamente arrivò anche in Europa, in particolare in Germania, qui venne ulteriormente ampliato tanto che questa droga venne usata anche nel trattamento dei reumatismi, delle ulcere, delle malattie oculari e anche nel trattamento della sifilide. Negli anni ‘30 l’Echinacea angustifolia compare tra i medicinali omeopatici, anche come antitumorale sottoforma di Tintura Madre ottenuta dalla pianta intera fiorita. Con l’avvento degli antibiotici, dato che veniva utilizzata soprattutto come antibatterico, cadde in disuso. Il ritorno al naturale e soprattutto le nuove conoscenze sulla funzionalità del sistema immunitario hanno rivalutato enormemente questa pianta indicata come potente immunostimolante. In Germania sono in commercio oltre 250 specialità medicinali a base di Echinacea ed esistono migliaia di prodotti erboristici in tutta Europa, mentre negli USA solamente nel 1997 sono stati spesi 365 milioni di dollari per prodotti a base di Echinacea.
Nelle Echinacee sono contenuti numerosi composti chimici, caratterizzati da polarità estremamente diverse e, in qualche caso, distribuiti in maniera diversa tra le tre specie medicinali. Considerando la struttura chimica è possibile suddividere questi composti nelle seguenti classi: glicoproteine, polisaccaridi, flavonoidi, derivati degli acidi ferulico e caffeico (echinacoside, acido cicorico, acido clorogenico e isoclorogenico), alcammidi e polieni.
Negli ultimi 50 anni sono state riscontrate adulterazioni e sofisticazioni delle radici di Echinacea con quelle di Parthenium integrifolium, tanto che gli esteri cinnamici dell’echinadiolo, dell’epossiechinadiolo, dell’echinaxantolo e del diidrossinardolo inizialmente descritti come costituenti delle Echinacee sono in effetti da attribuire al Parthenium integrifolium.
I risultati di numerosi studi farmacologici hanno dimostrato che le varie preparazioni ottenibili dalle parti aeree e dalle radici delle piante medicinali appartenenti al genere Echinacea hanno la capacità di stimolare l’attività del sistema immunitario, potenziando le funzioni delle cellule natural killer e la citotossicità anticorpi‑dipendente delle cellule mononucleari del sangue periferico. Come avviene spesso nel caso delle sostanze vegetali, i costituenti chimici responsabili di tale attività farmacologica sono molteplici: principalmente i polisaccaridi, le glicoproteine, l’acido cicorico e le alcammidi.

- Effetti farmacologici dell’Echinacea
- Effetto immunostimolante
(stimolazione della fagocitosi dei granulociti periferici, attivazione dei macrofagi, induzione della liberazione di interleukina da parte degli stessi macrofagi, aumentando l’azione dei linfociti T e B)
- Attività antivirale
- Attività batteriostatica e fungistatica
- Attività antinfiammatoria
- Cicatrizzante