Regolamento CE n. 1318/2005  …e la chiamano ancora frutta biologica!

L'Agricoltura Biologica è un sistema complesso, che ha al centro la conservazione della fertilità del suolo, l'uso di tecniche a basso impatto ambientale, la conservazione della diversità genetica, agronomica e, per quanto possibile, naturale.

In Agricoltura Biologica non si utilizzano sostanze chimiche di sintesi come concimi, diserbanti, anti-crittogamici, insetticidi, pesticidi.
La disciplinata di riferimento è il Reg. CEE 2092/91, più volte modificato e integrato, il quale definisce le norme tecniche di produzione, i prodotti utilizzabili per la difesa, per la fertilizzazione, per la preparazione e la conservazione dei prodotti, i canoni per etichettare i prodotti “da agricoltura biologica”.

 

Alla difesa delle colture si provvede innanzi tutto in via preventiva, selezionando specie rustiche e resistenti alle malattie e intervenendo con tecniche di coltivazione appropriate (rotazione delle colture, piantumazione di siepi e alberi che diano ospitalità ai predatori naturali e fungano da barriera fisica a possibili inquinanti esterni, consociazioni di diverse colture e semine, etc…

 
Quando vi recate al supermercato o dal fruttivendolo per acquistare frutta e, nonostante il prezzo elevato, scegliete per i vostri figli quella biologica, forse è il caso di tenere conto che con l’entrata in vigore del Regolamento CE n. 1318/2005 ora, oltre alle banane (allegato II del regolamento (CEE) n. 2092/91), anche i cachi e i kiwi potrebbero aver subito una maturazione artificiale con il gas etilene.

In pratica, i frutti da coltivazione biologica (banane, cachi e kiwi) ora potranno arrivare in magazzino verdi, non maturi, e tenuti a basse temperature fino a qualche giorno prima di essere posti in vendita, per essere poi trattati con l’etilene che, risvegliando in maniera molto veloce gli enzimi della maturazione, li preparerà per la vendita, dando loro le identiche sembianze della frutta maturata sulla pianta.

Anche se stiamo parlando di un regolamento europeo, come comuni cittadini la cosa da alquanto fastidio, proprio perché ad essere trattati sono prodotti biologici che dovrebbero invece essere posti in vendita, ad avviso di chi scrive, a maturazione naturale.

Dal punto di vista della sicurezza dell’etilene, è da dire  che è un idrocarburo insaturo, altamente reattivo, usato per regolare la crescita delle piante già dal 1901.
In pratica l'etilene può essere considerato un ormone vegetale, accelera la maturazione anche di ortaggi come i pomodori e sincronizza la fioritura e la formazione di frutti come l'ananas.
In Italia, secondo il disposto del DM  Sanità del 15/02/84, è autorizzato l'impiego di etilene in agricoltura convenzionale, per il trattamento della frutta che non ha ancora raggiunto lo sviluppo fisiologico necessario alla autonoma maturazione biologica.
 

Attualmente, con il Decreto del Ministero della Salute del 13 Dicembre 2005, che ha modificato ed integrato il precedente Decreto del 15 febbraio 1984 ( trattamento della frutta con gas etilene), nel nostro Paese è consentito utilizzare il suddetto gas, in agricoltura convenzionale,  oltre che  per la maturazione  di banane, agrumi e cachi, anche per kiwi e pere .

Anche se da più parti viene considerato un “gas sicuro”, lascia alquanto perplessi che l’art. 1 del D.M. 13 Dicembre 2005, stabilisca i tempi di esposizione e la proporziona massima di gas utilizzabile per i vari tipi di frutta trattata, come  se esistesse una “remota possibilità di pericolo per la salute umana”.