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SETTIMO: scomparsa irreversibile del patrimonio genetico delle piante naturali

Graduale ed irreversibile scomparsa delle diversità biologiche, cioè della normale flora naturale: fenomeno che si sta già evidenziando in U.S.A. a causa delle moderne pratiche di coltivazione che enfatizzano la monocoltura transgenica (OGM) rispetto ai metodi di coltivazione differenziati. Le coltivazioni transgeniche arrecheranno infatti una gravissima minaccia alle zone ricche di bio-diversità (genomi naturali): il flusso transgenico che andrà dalle piante modificate alle piante naturali sarà inevitabile quando il rapporto numerico fra aree coltivate con piante artificiali supererà le superfici delle piante naturali, determinando così la perdita irreversibile di gran parte del patrimonio genetico naturale di tutte le piante esistenti al mondo, attualmente pari a circa 442.000 specie già classificate, su un totale stimato di circa 600.000-800.000 specie.

 

In sostanza:

Numerose piante sono già scomparse nel corso di questi ultimi anni perché gli agricoltori hanno abbandonato le piante naturali, per adottare invece varietà di piante artificiali, cioè geneticamente modificate, poiché rese uniformi nel proprio genoma, ad alto rendimento di produzione (ma povere di vitamine), intrinsecamente malate (poiché incapaci di sopravvivere in assenza di pesticidi), rese sterili per ragioni di mercato, e infine manipolate geneticamente per essere rese resistenti agli insetti e ad altri animali poiché capaci di produrre esse stesse dei veleni, cioè delle sostanze tossiche che verranno infine mangiate dagli animali di allevamento e dall’uomo stesso.    

Persino nelle foreste la varietà genetica è oggi minacciata dalle perdite di habitat, non solo da pratiche di deforestazione scorrette, ma persino dalla contaminazione del patrimonio genetico adattatosi a situazioni locali da parte di ibridi creati dalle grandi ditte sementiere produttrici degli OGM.

I prodotti transgenici rappresentano quindi, proprio per come sono concepiti, una formidabile spinta per accentuare le caratteristiche di unilateralità delle monocolture, e quindi di scomparsa del patrimonio genetico naturale esistente da centinaia di milioni di anni. Non avremo quindi più, nel futuro più o meno prossimo, tutte quelle varietà di piante (alimentari e non) caratteristiche di ogni particolare regione nazionale o locale. La contaminazione genetica ambientale indotta da parte di ibridi creati dalle grandi ditte sementiere degli OGM, che inevitabilmente s’incroceranno con le varietà presenti in natura, porterà ad una perdita del patrimonio genetico naturale (non recuperabile in alcun modo), di tutte quelle particolari caratteristiche che sono entrate nel genoma delle piante nel corso dei lunghi processi di adattamento alle varie situazioni ambientali. Tale perdita è oggi gravissima persino per gli ambienti naturali come le foreste. Sostanzialmente, la base stessa della Biochimica umana è oggi minacciata nella sua più intima essenza (DNA umano) dall’impiego sconsiderato di queste piante artificiali, senza alcuna possibilità di recuperare un patrimonio genetico di oltre 440.000 specie di piante classificate (su un totale 600.000- 800.000 stimate), di cui una buona parte scompariranno nel giro di poche centinaia di anni, minate alla base dai danni genetici introdotti dall’Uomo.

 

Si riportano qui di seguito alcuni articoli di stampa, tutti tratti da INTERNET, che si ritengono esaustivi sulla questione.

 

Aspetti medici della manipolazione genetica (Relazione sull’intervento di Sergio Maria Francardo)

“Quando si affronta un dibattito sulle biotecnologie è opportuno fare un chiarimento preventivo: noi dobbiamo distinguere nettamente tra quello che è scienza e quello che è tecnologia. Noi stiamo imparando molto sui geni, sul loro comportamento e sulla loro funzione, sulla loro trasmissione e interazione con l’ambiente. Sono conoscenze fondamentali per il nostro avvenire. Questa è la genetica, e la genetica è scienza, è ottima scienza. Ma noi dobbiamo indagare sulle applicazioni tecnologiche della genetica, e distinguere dalla ricerca le conseguenze commerciali e sociali di tali applicazioni. Il nostro pianeta è malato, lo afferma ogni scienziato ragionevole che si occupa di questa materia, lo afferma ogni assemblea internazionale di studiosi (non da ultima la conferenza medica di Shangai): la terra rischia di bruciare, la desertificazione avanza ad un ritmo di 300mila km2 l’anno (come se ogni anno una porzione di terra grande quanto l’Italia divenisse improduttiva), e questo provoca la fame e l’emigrazione di intere popolazioni. A questi problemi si potrebbe dare una risposta naturale con strumenti e tecnologie che già esistono. Negli anni ’20 Rudolph Steiner elaborò i principi dell’agricoltura biodinamica, che applicata in Australia, ad esempio, sta fornendo risultati straordinari invertendo il processo di desertificazione in atto e restituendo terreni aridi all’agricoltura. Ma si può dare anche una risposta inversa, inseguendo un falso progresso. Sempre per fare un caso australiano, pensate allo sconvolgimento ambientale determinato dall’immissione del coniglio in un habitat non proprio: quella che sembrava una facile opportunità economica si è rivelata un disastro ecologico. Seguendo il filo di questo discorso, pensate ai rischi che possiamo correre con la manipolazione genetica, andando cioè a toccare quelli che sono i meccanismi stessi della vita. E’ necessario contrastare il pensiero di quelli che pensano ad una "scienza riduzionista", una scienza cioè che limita la ricerca all’ambito del laboratorio, non curandosi delle estreme conseguenze che da essa possono scaturire nel mondo vivente, nella natura. L’obiezione fondamentale che si pone è proprio questa: la vita è complessa, i processi vitali sono estremamente complicati e imprevedibili, tanto che oggi nessuno scienziato può pensare di interpretare l’essenza della vita dal chiuso di un laboratorio, e immaginare quali potrebbero essere le ripercussioni sulla realtà naturale. Noi possiamo creare alimenti modificati che resistono agli ecosistemi locali, o possiamo usare la stessa scienza per adottare la linea del rispetto in agricoltura, per creare una coltivazione biologica o biodinamica di alto livello. Possiamo manipolare e riprogettare la vita, o piuttosto trovare metodi di precisione per integrare la saggezza che sta dietro il processo evolutivo con gli ecosistemi locali. Insomma la scienza non deve ricreare la realtà, ma la deve interpretare per migliorare il nostro rapporto con essa. La biotecnologia non crea nulla di nuovo, gli alimenti modificati non promettono niente di più a chi li consuma dei loro corrispondenti tradizionali. Prendiamo un esempio storico, il pomodoro Flave Savre, un pomodoro manipolato geneticamente per fare in modo che marcisse molto più lentamente: ebbene, questo era un alimento virtuale perché perdeva le qualità nutritive del pomodoro tradizionale, ed è stato un flop commerciale perché tra l’altro aveva anche un cattivo sapore. E da qui si può giungere al punto fondamentale e cioè controbattere quella che i fautori degli OGM denominano la "sostanziale equivalenza" dei prodotti modificati rispetto quelli tradizionali. Questa equivalenza è inaccettabile dal punto di vista scientifico: sostenere che un organismo geneticamente modificato equivale al suo corrispettivo naturale, è come sostenere che due gemelli sono la stessa persona; dire che due esseri viventi che hanno lo stesso corredo genetico sono la stessa cosa significa fornire un’immagine estremamente ridotta della realtà. Ebbene a questo un medico dovrebbe ribellarsi.

La "sostanziale equivalenza" è insostenibile per diverse argomentazioni che si possono ridurre a tre fondamentali. Primo: quando si inserisce un gene nel DNA di un altro organismo non si ha nessuna possibilità di prevedere dove avverrà questo inserimento, esso avviene in maniera assolutamente casuale ed imprevedibile, non esiste la possibilità di scelta. Per avere scienza noi dobbiamo avere qualcosa che sia sistematicamente prevedibile, se noi consentiamo alla tecnologia di prendere il sopravvento sulla scienza e portarci verso territori inesplorati, apriamo la strada a conseguenze ignote, cioè a rischi non preventivabili.

Secondo: ogni organismo vivente è in perenne dialogo con se stesso, perché la vita è movimento, dunque noi non possiamo prevedere quale sarà la reazione dei geni vicini all’immissione di un gene estraneo. In ogni gene è contenuto un linguaggio che entra in relazione con tutto ciò che incontra, lo modifica e ne è modificato, ma noi non possiamo determinare in che modo. Terzo: il compito di ogni gene è quello di produrre proteine, e cioè produrre proteine estranee a quelle dell’organismo che lo ospita: potrà inibire o stimolare o alterare la produzione di proteine essenziali, o modificarne la quantità. E alle proteine è sempre legato il fenomeno delle reazioni allergiche, di cui si hanno già avuti notevoli esempi per l’utilizzo di alimenti OGM.

Se non bastasse possiamo fare riferimento al tema dei vettori: il mezzo utilizzato per introdurre il gene esterno nel DNA sono dei virus inattivati che sono in grado di penetrare all’interno della cellula e trasportarvi così il gene. Ma quali assicurazioni abbiamo che questi virus, questi mosaici di parassiti genetici, nella complessità molecolare con cui vengono a contatto non possano riattivarsi? Ancora una volta la risposta è: nessuna.

 

 

Relazione sull’intervento di Lovanio Berardinelli (tratto da INTERNET)

Da alcuni anni stiamo assistendo ad un nuovo fenomeno nel settore economico, la nascita di multinazionali che si definiscono "multinazionali di scienze della vita" attive sul mercato farmaceutico, dell’agro business (sementiero e fitofarmaci) e veterinario. Sono settori tra loro diversi, anche dal punto di vista merceologico, ma settori che sono legati insieme dall’utilizzo delle biotecnologie per la realizzazione dei loro prodotti. Queste multinazionali stanno utilizzando delle strategie economiche molto spregiudicate ed aggressive: dai primi anni ’90 stanno operando per acquistare aziende anche di grande dimensioni. Una di queste, la Monsanto, ha acquisito nel termine di pochi anni nomi come Asgrov, Agracetus, De Calb, Cargil, con un investimento di 19.000 miliardi. La Dupont, altro grande gruppo, ha acquistato la Pioneer con un investimento di 16.000 miliardi. Questi investimenti sembrano avere una logica anti-economica, esse pagano le aziende che rilevano molto più del loro reale valore, come se cercassero di eliminare un potenziale concorrente piuttosto che ottenere un risultato economico a breve termine. Accanto alle acquisizioni abbiamo le fusioni: Ciba Geigy e Sandoz creano Novartis che nel 1997-98 aveva un fatturato di 42.000 miliardi, la quale ha fuso recentemente il suo settore agro-alimentare con Astra Zenic. Ancora, Aventis nasce dalla fusione della francese Rhone Poulenc e della tedesca Hoest.

La situazione attuale è la seguente: quattro multinazionali detengono il 25% del mercato sementiero (ma oltre il 90% del mercato delle sementi transgeniche) e dietro questi grandi gruppi si nota una tale polverizzazione da indurre a pensare che questo andamento non potrà che rafforzarsi in futuro non potendo delle aziende di medie dimensioni contrastare la concorrenza di grandi gruppi economici, e l’obiettivo sembra chiaro: riconvertire il settore sementiero tradizionale in biotecnologico. Ma il dato impressionante è che ritroviamo gli stessi nomi nel settore dei fitofarmaci, dove le stesse aziende detengono il 55% del mercato, e addirittura nel settore farmaceutico, dove le stesse multinazionali hanno una posizione dominante. Insomma due cardini dell’economia e della vita di ciascun individuo, l’agricoltura e la farmaceutica, sono controllate in una situazione di sostanziale oligopolio da pochissimi gruppi multinazionali.

 

Articolo di AGNÈS SINAI - Ricercatrice.

Stato di allerta alla Monsanto: dopo lo scandalo Terminator, prima pianta assassina nella storia dell'agricoltura (1), l'azienda si dibatte tra politica difensiva e aggressività strategica. I problemi erano iniziati con l'acquisto, per la somma di 1,8 miliardi di dollari, dell'impresa Delta & Pine Land. La Monsanto entrava così in possesso di un brevetto che, grazie ad una tecnica di ingegneria genetica, permetteva di «bloccare» i semi inibendone la ricrescita da un anno all'altro, il che valse a questa tecnica di sterilizzazione il soprannome di «Terminator» da parte della Rafi (The Rural Advancement Foundation International).

Di fronte alla levata di scudi provocata a livello internazionale, il presidente della Monsanto, Bob Shapiro, annunciò il ritiro del prodotto, prima di dare le dimissioni.

Da allora, la multinazionale ha abbandonato lo slogan di un tempo - «Cibo, salute, futuro» - e cerca di rifarsi un nome. Produrre OGM (si parla pudicamente di biotecnologie, “Biotech”) è, infatti, un'impresa ad alto rischio, sia in termini di immagine che di investimenti. Senza parlare di possibili incidenti biologici: minacce alla biodiversità e comparsa di insetti mutanti, resistenti agli insetticidi incorporati nelle piante transgeniche

(2). Negli Stati Uniti, l'Agenzia per la protezione dell'ambiente (EPA) ha già incoraggiato gli agricoltori a destinare almeno il 20% delle loro terre a coltivazioni convenzionali per permettere lo sviluppo di insetti non resistenti al transgene Bacillus thuringiensis.

Organismi geneticamente «migliorati» Sono rischi sufficienti a spiegare come mai, nel valzer delle fusioni-acquisti e delle ristrutturazioni, l'agrochimica, che comprende le biotecnologie vegetali (cioè gli OGM), sia sistematicamente isolata dagli altri settori, in modo da compartimentare il rischio transgenico. È in questa logica che Aventis cerca di svincolarsi da CropScience, la sua branca agrochimica. L'azienda aveva infatti commercializzato il mais transgenico “Starlink”, capace di provocare allergie nell'uomo.

Benché destinato esclusivamente all'alimentazione animale, il mais è stato ritrovato in notevoli quantità nelle patatine e nei corn-flakes dei consumatori americani, come pure nei dolci della ditta Homemade Baking venduti in Giappone. È sempre in questo contesto che nasce, nell'ottobre 2000, il primo gruppo mondiale di agrochimica, Syngenta, - risultato della fusione della svizzera Novartis (Azienda ben nota come produttrice di farmaci per Chemioterapia [nota dell'autore del presente sito] con l'anglo-svedese Astra-Zeneca (anch'essa azienda ben nota come produttrice di farmaci per Chemioterapia [nota dell'autore del presente sito]) – che realizzerà un giro d'affari di circa otto miliardi di euro. Monsanto, dopo la fusione con Pharmacia & Upjohn, una grande ditta farmaceutica (anch'essa azienda ben nota come produttrice di farmaci per Chemioterapia [nota dell'autore del presente sito]), si occupa ormai solo di agricoltura, con un giro d'affari che nel 2000 ha raggiunto i 5,49 miliardi di dollari. Ha ceduto a Pharmacia il suo medicinale di punta antiartrite, il Celebrex, per specializzarsi nella produzione di prodotti fitosanitari, di semi agricoli e, in particolare, di semi geneticamente modificati. Monsanto è ora, a livello mondiale, la seconda casa produttrice di semi (dopo Pionneer) e di fitosemi dopo Syngenta ed è il numero uno degli erbicidi grazie al Roundup, l'erbicida più venduto al mondo (il suo giro d'affari nel 2000 è stato di 2,6 miliardi di dollari, quasi la metà di quello del gruppo). Il suo obiettivo è quello di fare accettare i prodotti transgenici convincendo l'opinione pubblica che è meglio nutrirsi con una pianta transgenica piuttosto che con una irrorata di pesticidi (3). Strategia che si agghinda di fronzoli filantropici ed ecologici per superare gli ultimi ostacoli.

Senza lesinare in fatto di «etica», Monsanto ha così adottato, nel gennaio 2001, un nuovo codice comportamentale che contiene cinque impegni: «dialogo», «trasparenza», «rispetto», «condivisione» e «benefici».

Secondo il direttore generale di Monsanto-Francia, Jean-Pierre Princen, i consumatori europei - i più restii agli OGM - devono capire che un organismo geneticamente modificato non è altro che un organismo geneticamente migliorato. Da qui la nascita di una nuova Monsanto, indicata all'interno dell'azienda come «progetto M2»: i suoi semi sono ecologici e ottimi per la salute. Coloro che ne dubitano sono semplicemente male informati.

Oggi, le équipe della multinazionale si riuniscono a Ho-Chi-Minh-City per vendervi i loro erbicidi e per stringere relazioni privilegiate con i media, gli scienziati e i membri del governo vietnamita. Dalle Filippine all'Argentina, si vuole disporre di una totale libertà d'azione: «Free to operate» («carta bianca») nel gergo della casa.

All'esterno, dunque, sarà opportuno mettere in risalto le qualità ecologiche degli OGM, di cui il gruppo commercializza due varietà.

Il primo, il gene Bt, nato dal batterio Bacillus thuringiensis, diffonde le proprie tossine insetticide, il che permette di diminuire la vaporizzazione di pesticidi supplementari: un raccolto di cotone detto «Bt» ne subirà due invece di sei o otto. Seconda varietà: il Roundup Ready, concepito per resistere all'erbicida Roundup. Così, l'agricoltore compra in kit sia il seme che l'erbicida! Il Roundup è presentato dalla ditta come un prodotto biodegradabile, e questo le è valso un processo per pubblicità menzognera, intentato dalla Direction générale de la concurrence, de la consommation et de la répression des fraudes (Dgccrf) di Lione (Direzione generale per la concorrenza, il consumo e la repressione delle frodi).

Rischi di sterilità: negli Stati Uniti, l'EPA calcola tra i 20 e i 24 milioni di chilogrammi il volume annuo di glifosato utilizzato (4). Il prodotto è presente in modo massiccio soprattutto nella produzione di soia, grano, fieno, nei pascoli e nelle maggesi. Dal 1998, la sua utilizzazione è aumentata di quasi il 20% all'anno. Contenuto nel Roundup, è l'erbicida più venduto al mondo e rende ogni anno alla Monsanto circa 1,5 miliardi di dollari. Il brevetto è scaduto nel 2000, ma la ditta conserverà una parte del monopolio grazie alle piante geneticamente modificate, concepite per essere tolleranti al glifosato. In Bretagna, questo pesticida figura tra gli inquinanti pericolosi e regolari: nell'ottobre 1999 superava di 172 volte la norma nell'Elorn, che fornisce acqua potabile ad un terzo del Finistère, «il che prova che la dichiarata biodegradabilità del Roundup è una impostura» spiega la dottoressa Lylian Le Goff, membro della missione Biotecnologie dell'associazione France Nature Environnement (Francia Natura Ambiente).

L'inquinamento da pesticidi del suolo, dell'acqua e dell'acqua piovana, dell'insieme della catena alimentare e dell'aria è diventato un serio problema di salute pubblica che l'amministrazione francese ha tardato a prendere in considerazione. Ne consegue, per la dottoressa Le Goff, «l'assoluta necessità di applicare il principio di precauzione riconsiderando la sollecitazione ad utilizzare pesticidi, soprattutto se incoraggiata da una pubblicità falsa, che vanta l'innocuità e la biodegradabilità dei prodotti a base di glifosato».

L'ingestione di pesticidi da parte del consumatore sarebbe nettamente più alta se le piante geneticamente modificate dovessero diffondersi, visto che queste ne sono impregnate.

Come le diossine, anche i pesticidi - tra cui il glifosato - non sono biodegradabili nel corpo umano e costituiscono un vero e proprio inquinamento invisibile (5). Le loro molecole cumulano effetti
allergizzanti, neurotossici, cancerogeni, mutageni e ormonali alterando la fertilità maschile.

Hanno proprietà simili a quelle degli ormoni femminili, gli estrogeni: globalmente, queste azioni ormonali sarebbero responsabili di una diminuzione del 50% del tasso di produzione spermatica registrato negli ultimi cinquant'anni. Se il declino spermatico dovesse proseguire, la clonazione si imporrebbe alla specie umana intorno al 2060! Oltre che biodegradabili, i semi transgenici compatibili con il Roundup sono presentati dalla Monsanto come «amici del clima» (climate friendly), dato che il loro impiego permetterebbe agli agricoltori di ridurre, o addirittura eliminare l'aratura, permettendo lo stoccaggio nella terra di dosi massicce di gas carbonico e di metano, con la conseguenza di ridurre del 30% le emissioni di gas carbonico degli Stati Uniti.
Resta da spiegare in cosa una coltivazione non transgenica sarebbe meno efficace... Una sola certezza: i profitti sarebbero minori, in particolare perché una coltura ordinaria farebbe a meno dell'erbicida Roundup.

L'improvvisa vocazione ecologica della Monsanto e lo zelo del suo «presidente per lo sviluppo sostenibile», Robert B. Horsch, convergono con gli interessi di chi vende i diritti ad inquinare, come quei proprietari terrieri del Montana, già riuniti in una Coalizione per la vendita di diritti di emissione di gas carbonico (6).

Se la fraseologia ad uso esterno della nuova Monsanto è centrata su «tolleranza», «rispetto» e «dialogo», il vocabolario strategico si fa nettamente più crudo all'interno. La «filosofia» dell'azienda, come è stata esposta da Ted Crosbie, direttore del programma di sviluppo vegetale, ad un'assemblea di dirigenti della Monsanto-America latina nel gennaio 2001, non usa sfumature: «consegniamo insieme il pipeline e il futuro». Detto più chiaramente, si tratta di inondare di OGM le superfici agricole disponibili per occupare terreno - e in modo irreversibile. L'America latina è, da questo punto di vista, «un ambiente vincente»: Monsanto valuta che nel solo Brasile restano ancora 100 milioni di ettari di superfici da «sviluppare».

Purtroppo, questo paese continua ad essere restio agli OGM, lamentano Nha Hoang e i suoi colleghi del gruppo Monsanto incaricati della strategia «free to operate» in America latina: «È già il secondo produttore mondiale di Soia transgenica dopo gli Stati Uniti, e probabilmente sarà presto il primo. È la più grande potenza economica dell'America latina, ma è la sola in cui le coltivazioni transgeniche non hanno ancora ricevuto il permesso. I giudici hanno ritenuto viziato il processo di autorizzazione della Soia transgenica Roundup Ready, perché non erano stati condotti appropriati studi d'impatto ambientale; sono arrivati a sostenere che l'attuale agenzia di regolazione delle biotecnologie sia stata costituita in modo illegale». La regolarizzazione dello statuto dell'agenzia in questione, CtnBio, attende la ratifica da parte del Congresso brasiliano... Obiettivo: ottenere il «pipeline» per la Soia transgenica per aprire la strada ad altre autorizzazioni che consentano di immettere sul mercato: Mais Yieldgard, Cotone Bollgard e Cotone Roundup Ready nel 2002; Mais Roundup Ready nel 2003; Soia insetticida Bt nel 2005. Intanto, Monsanto investe 550 milioni di dollari nella costruzione di una fabbrica che produrrà il suo erbicida Roundup nel nord-est dello Stato di Bahia.
La strategia della multinazionale è centrata sulla biotech acceptance: fare accettare gli OGM dalla società, poi - o in concomitanza - inondare i mercati. Allo scopo vengono lanciate massicce campagne di aggressione pubblicitaria. Negli Stati Uniti, gli spot televisivi sono comprati direttamente dall'organo di propaganda delle imprese del settore, il Council for Biotechnology Information. La Monsanto è cofondatrice di questo organismo, che centralizza le informazioni relative ai «benefici dei biotech»: «La televisione è uno strumento importante per fare accettare i biotech. Perciò fate attenzione agli spot pubblicitari e fateli vedere alla vostra famiglia e agli amici», è l'invito di Tom Helscher, direttore dei programmi di biotechnology acceptance nella sede di Monsanto, a Crève-Coeur (Missouri).

Soprattutto, si devono rassicurare gli agricoltori americani
che, spaventati in particolare per i loro mercati esteri, esitano a comprare semi geneticamente modificati.
Anche se Aventis Crop Science, Basf, Dow Chemical, DuPont, Monsanto, Novartis, Zeneca Ag Products hanno lanciato massicce campagne di propaganda negli Stati Uniti, esitano ancora a fare altrettanto in Europa... In Gran Bretagna, l'équipe commerciale della Monsanto si dichiara soddisfatta dei risultati del proprio programma di «perorazione in favore delle biotecnologie» che permette ai dipendenti del settore commerciale, dopo una formazione garantita dall'impresa, di autoproclamarsi «esperti» nella materia ed andare quindi a vantare i meriti dei prodotti transgenici tra i contadini e nelle scuole. «Non c'è niente di meglio che un eccesso di comunicazione», sostiene Stephen Wilridge, direttore della Monsanto-Europa del Nord.

Il sistema scolastico costituisce evidentemente un elemento strategico nella conquista dell'opinione pubblica. Il programma Biotechnology Challenge 2000, parzialmente finanziato dalla Monsanto, ha visto il 33% degli studenti liceali irlandesi produrre ricerche sul ruolo delle biotecnologie nella produzione alimentare. Mobilitato per distribuire premi e trofei, il commissario europeo incaricato della protezione della salute dei consumatori, David Byrne in persona, non ha «alcun dubbio sul fatto che esiste un legame tra la riluttanza dei consumatori nei confronti delle biotecnologie e la mancanza di una seria informazione sull'argomento». Per il 2001, il direttore della Monsanto-Irlanda, Patrick O'Reilly spera in una più ampia partecipazione, perché «questi studenti sono consumatori consapevoli e decideranno del futuro».

La multinazionale impara a decodificare, ma anche a riciclare i messaggi e le attese della società. Da alcuni mesi, Monsanto oscilla tra velleità di dialogo e rifiuto viscerale nei confronti delle più importanti organizzazioni non governative che contestano le presunte qualità degli OGM.

A cominciare da Greenpeace, definita un «criminale contro l'umanità» dall'inventore svizzero del riso dorato, Ingo Potrykus, che lavora alla Syngenta. Il riso dorato è un riso transgenico arricchito di beta-carotene (vitamina A), dunque un OGM di seconda generazione, detto «alicament» per le sue pretese curative, oltre che alimentari.

Primo riso terapeutico nella storia dell'agricoltura, è molto atteso dalle grandi industrie biotecnologiche: con lui gli ultimi scettici non avranno più dubbi sul carattere fondamentalmente virtuoso del progetto OGM. La vitamina A, integrata per transgenesi, sarà, alla fine, il promotore morale dell'alimentazione transgenica mondiale: chi si azzarderà ancora a criticarne i meriti, quando tanti bambini del terzo mondo sono colpiti da cecità per carenza di beta-carotene ?

Chi oserà più dubitare che la vocazione di fondo del commercio di semi transgenici sia nutritiva, ecologica ed umanitaria ?

Una contestazione demoniaca Rimane il fatto che l'efficacia del Riso dorato per le popolazioni interessate è poco credibile: Greenpeace e altri lo dimostrano per assurdo, chiarendo in particolare, con l'aiuto dei microgrammi, che per ingerire ogni giorno una dose sufficiente di vitamina A, un bambino del terzo mondo dovrebbe compiere un'impresa eroica: ingerire 3,7 chilogrammi di Riso dorato bollito al giorno, invece di due Carote, un Mango e una ciotola di Riso. Ed ecco la reazione pubblica di Potrykus, durante una conferenza stampa a Biodivision, il «Davos» delle biotecnologie, tenuta a Lione nel febbraio 2001: «Se avete intenzione di distruggere le coltivazioni sperimentali a scopo umanitario di Riso dorato, sarete accusati di contribuire ad un crimine contro l'umanità. Le vostre azioni saranno scrupolosamente registrate in tribunale e avrete, spero, modo di rispondere dei vostri atti illegali e immorali davanti ad una corte internazionale». Criminali contro l'umanità, dunque, tutti coloro che dubitano e contestano, sono addirittura definiti «demoni della terra» (Fiends of the Earth), gioco di parole che richiama sia il nome inglese degli Amici della Terra (Friends of the Earth) che un sito web molto apprezzato dal personale della Monsanto.

Se la contestazione politica è per sua natura «demoniaca», il «dialogo» non può proseguire. Eppure, la nuova Monsanto s'impegna, nella sua carta deontologica, «a instaurare un dialogo permanente con tutti i soggetti interessati, per comprendere meglio problematiche e preoccupazioni suscitate dalle biotecnologie».

Dietro questa apparente sollecitudine si mette in moto una vera e propria strategia commerciale, quella della doppia conformità: conformità a posteriori, dell'immagine dei prodotti OGM con le attese dei consumatori; conformità delle menti, attraverso propaganda pubblicitaria e comunicazione intensiva. Perché, se il solo e unico scopo della Monsanto è far passare il suo progetto biopolitico mondiale, la nuova Monsanto ha bisogno di mostrare un'etica, necessariamente a geometria variabile, visto che è la multinazionale stessa a dettarne le regole.

A tal fine, la società ha affidato ad una specialista mondiale delle comunicazioni d'impresa, Wirthlin Worldwide, il compito di «trovare meccanismi e strumenti che aiutino la Monsanto a persuadere i consumatori con la ragione e a motivarli con l'emozione».

Questo sondaggio degli atteggiamenti mentali - battezzato «progetto Vista» - è basato sulla «rilevazione dei sistemi di valori dei consumatori».

Si tratta, a partire dalla raccolta di dati, di elaborare «una cartografia a quattro livelli dei modi di pensare (...): i preconcetti, i fatti, i sentimenti e i valori. Negli Stati Uniti, i risultati dello studio hanno permesso di elaborare messaggi che colpiscono il grande pubblico, di individuare cioè l'importanza dell'argomento a sostegno dei biotech: meno pesticidi nei vostri piatti».

In Francia, i dipendenti della Monsanto sono stati sottoposti a questa indagine durante un colloquio confidenziale ove si presumeva potessero esprimere liberamente il loro pensiero sulle biotecnologie, «nel bene o nel male», dato che l'obiettivo era formare dei «portavoce che utilizzeranno i messaggi studiati per il grande pubblico».

Inquinamento genetico L'accesso al materiale genetico, e ai mercati, col beneficio di una totale libertà di manovra, è la duplice priorità definita dal concetto «free to operate». La messa a punto di un OGM costa tra i 200 e i 400 milioni di dollari e richiede dai sette ai dieci anni. Come contropartita per un tale investimento, la multinazionale deve necessariamente ottenere una rendita, garantita dalla dipendenza rispetto al brevetto depositato sulla pianta. Per potere riseminare da un anno all'altro, bisognerà ogni volta pagare royalties all'impresa. Ogni varietà che comporti un organismo geneticamente modificato sarà protetta dal brevetto, il che implica, per l'agricoltore, l'acquisto di una licenza.

Il rischio, a (breve) termine, è quello di dare ai grandi produttori di semi la possibilità di bloccare tutto il sistema, monopolizzando il patrimonio genetico mondiale e creando una situazione irreversibile: l'agricoltore non potrebbe più recuperare questo patrimonio per tornare a selezionare lui stesso.

Questo poteva porre un problema alla Monsanto anche in base al suo stesso codice comportamentale che l'impegna a «far sì che gli agricoltori senza risorse del terzo mondo possano beneficiare della conoscenza e dei vantaggi di tutte le forme di agricoltura, per contribuire a migliorare la sicurezza alimentare e la protezione dell'ambiente».

Ed ecco allora la generosa concessione al Sudafrica del brevetto sulla Patata dolce transgenica, nella speranza di un più ampio insediamento sul continente nero. «In Africa, potremmo con pazienza ampliare le nostre posizioni con lo Yield Gard, e anche con il Mais Roundup Ready.

Parallelamente, dovremmo pensare a diminuire o a eliminare i diritti sulle nostre tecnologie adattate alle culture locali, come la Patata dolce o la Manioca».

Strategia a due facce, dove si mostrano intenzioni generose per prendere piede in mercati poco disponibili, o meno solvibili, ma potenzialmente dipendenti. Un procedimento simile a quello che ha portato a impiantare il riso dorato della Syngenta in Thailandia (per metterlo a disposizione gratuitamente è stato necessario togliere 70 brevetti) o ad usare la vacca da latte indiana dopata al Polisac della Monsanto (ormone proibito nell'Unione europea), per arrivare a conquistare mercati locali poco attratti dalle biotecnologie.

D'altro canto poi, la Monsanto ha recentemente fatto condannare Percy Schmeiser, agricoltore canadese, ad una multa di circa 22 milioni di lire per «pirateria» di colza transgenica. L'interessato ha contrattaccato accusando la Monsanto di avere accidentalmente inquinato i suoi campi di colza tradizionale con colza transgenica tollerante al Roundup.

Ma la giustizia è in grado di stabilire l'origine di un inquinamento genetico? Questo caso, che rischia di ripresentarsi, mostra la difficoltà di contenere le disseminazioni accidentali di OGM.

In Francia, queste sono sottoposte alla legge del silenzio. Nel marzo del 2000, diversi lotti di semi convenzionali di Colza primaverile della società Advanta, contaminati da semi OGM di un'altra società, sono stati seminati in Europa. Le piante sono state distrutte. Nell'agosto 2000, alcune varietà di Colza invernale, controllate dalla Dgccrf, hanno rivelato contaminazioni da semi OGM.

Ma nessun OGM di Colza è ancora autorizzato per la coltivazione o il consumo in Francia.
Già da ora, la tracciabilità mostra le sue crepe. Le contaminazioni fortuite sono sempre più frequenti.

Un responsabile sanitario della Lombardia ha recentemente denunciato la presenza di OGM in lotti di semi di soia e di Mais della Monsanto. OGM sono stati rilevati in stock di semi di Mais depositati a Lodi, vicino a Milano. La pressione in Europa salirà, visto che la Soia importata - ormai massicciamente transgenica - sostituirà le farine animali oggi proibite.

Ma l'obiettivo delle industrie che producono semi transgenici non è forse quello di vedere sparire la filiera senza OGM, contando sugli alti costi di controllo che essa comporta? È probabile che nei prossimi anni gli agricoltori trovino sempre maggiori difficoltà a procurarsi semi provenienti da questa filiera. La ricerca mondiale si orienta verso i semi transgenici, e dunque non è impensabile che le varietà non-OGM finiscano con l'essere inadatte all'evoluzione delle tecniche agricole, se non completamente obsolete.

Si può dunque dubitare della «trasparenza» mostrata dalla Monsanto.

Il consumatore dipende delle informazioni fornite dall'impresa. Ogni costruzione genetica è considerata un brevetto e non esiste alcun obbligo legale, per una società, di fornire il test a laboratori privati per eseguire analisi di controllo. In Francia, la descrizione di una costruzione genetica è depositata presso la Dgccrf che è la sola a poter effettuare analisi. Non essendo però abilitata a farlo a titolo commerciale, non può essere utilizzata a questo scopo da consumatori o industriali.

Il consumatore dovrà dunque accontentarsi di sapere che l'industria commercializza i semi solo dopo che questi hanno ricevuto l'autorizzazione a essere utilizzati per l'alimentazione umana e dopo essersi impegnata a «rispettare le preoccupazioni d'ordine religioso, culturale ed etico nel mondo non utilizzando geni provenienti dall'uomo o da animali nei [suoi] prodotti agricoli destinati all'alimentazione umana o animale». La recente nomina alla direzione dell'EPA americana di una ex dirigente della Monsanto, Linda Fischer, fa pensare che non solo la nuova Monsanto non è fuori legge, ma mira a fare la legge.

note:

 (2) Il rischio di disseminazione incontrollata è stato uno dei motivi invocati da Josè Bové e da altri due contadini per giustificare la distruzione di piante di Riso transgenico nelle serre del Centro di
Cooperazione Internazionale e Ricerca Agronomica per lo Sviluppo (Cirad), avvenuta a Montpellier nel 1999. I tre militanti, condannati il 15 marzo scorso a pene detentive con la condizionale, hanno presentato ricorso.


(3) Persone delle Editions de l'Institut national de la recherche agronomique (Inra) hanno pubblicato un fumetto (La Reine rouge, testi e illustrazioni di Violette Le Quéré Cady, Parigi, 1999) la cui lettura e utilizzazione sarebbe, diciamo, raccomandata al personale della Monsanto. Si tratta di un panegirico a favore degli OGM, in nome della pericolosità degli insetticidi.

(4) Cifre citate da Caroline Cox, «Glyphosate», Journal of Pesticide Reform, autunno 1998, vol. 18, n° 3, pubblicato dalla Northwest Coalition for Alternatives to Pesticides.

(5) Leggere a questo proposito il lavoro di Mohammed Larbi Bouguerra, La Pollution invisible, Puf, Parigi, 1997.

(6) http://www.carbonoffset.org.

 

LA SCONVOLGENTE VERITA' SUGLI OGM

Questo e' un'articolo preso dal numero di Maggio di "TOTAL WELLNESS", una newsletter mensile del Dott. Sherry Rogers, Medico americano.

 

"L'ATTACCO PEGGIORE DELLE MACC (Multinational Agriculture and Chemical Corporations) AL MONDO INTERO"


Fino ad oggi non potevo pensare che si potesse essere qualcosa di peggio delle catastrofi chimiche che abbiamo vissuto in questo secolo, ma mi sbagliavo, almeno per quanto riguarda la sensibilita' agli agenti chimici di cui si verifica un accumulo nel nostro corpo, (e liberarsene...??).
D'altra parte c'e' una piaga più nuova che è impossible da individuare e che e' irreversibile. Ancor peggio causa un indubitabile, inspiegabile effetto domino.
La colpa va all'INGEGNERIA GENETICA.
Voi avete probabilmente sentito parlare di ingegneria genetica per la prima volta quando vi ho parlato del fatto che la Monsanto stava inserendo nella pianta della soia alcuni geni di piante geneticamente non correlate, allo scopo di renderla resistente al Roundup (glifosato), un potente erbicida . Ora i semi di soia resistenti al Roundup possono essere pesantemente trattati con il Roundup per uccidere le erbacce , senza danneggiare la soia. Pero' i fagioli di soia ne immagazzinano un bel po' per quelli che li ingeriscono perchè sono altamente contaminati con il tossico erbicida (Roundup). Questi prodotti derivati dalla soia modificata, che includono circa l'80 % dei semi disponibili, sono stati trovati anche nei prodotti per i lattanti, inclusi Similac, Enfamil, Isomil, e Neocare, come nei Doritos, Fritos, olii vegetali, olio di soia, margarina e molti altri.
In aggiunta, uno dei geni viene dalla Petunia che e' parente della Belladonna.
Questo significa che le persone che soffrono di artrite indotta da Belladonna, ora potranno soffrire di artrite a causa dei semi di soia. Quando la Monsanto inserì il gene della noce del Brasile nella soia, le persone allergiche alle noci del Brasile ebbero immediatamente delle reazioni anafilattiche (reazione gravissima in cui non si riesce a respirare e che porta spesso a morte) a causa della soia. Rimossero in fretta il gene perchè le reazioni furono cosi' serie.

I virus del cancro vengono deliberatamente inseriti nel vostro cibo
Sfortunatamente, l'ingegneria genetica non e' limitata semplicemente a tentativi allo scopo di migliorare alcune specie di piante. Perchè quando un gene da una specie viene posta in un essere vivente completamente diverso (pianta o animale) ha bisogno di un vettore o qualcosa che trasporti il gene nella fabbrica genetica dell'organismo non correlato.
Molto spesso il vettore e' un VIRUS, perchè un virus e' in pratica un pezzo di materiale genetico con un involucro di proteina che e' cosi' piccolo da poter infettare facilmente altro materiale genetico.
I VIRUS DEL CANCRO VENGONO DELIBERATAMENTE INSERITI NEL VOSTRO CIBO
Il cancro nei polli risulta spesso dall'infezione con il Virus Rous Sarcoma.
Gli scienziati che pensano a far fare i soldi alle compagnie attraverso l'ingegneria genetica hanno deciso che non e' un problema usare il virus del cancro dei polli come vettore per impiantare il gene dell'ormone della crescita nei pesci di allevamento in modo che possano crescere più in fretta.
Il problema e' che una volta dentro al pesce il virus può sopravvivere e infettare il prossimo ospite, voi, che mangiate quel pesce. Gli scienziati con facilita' dicono che in questo non c'e' pericolo e possono uscirne senza problemi perchè il governo degli Stati Uniti non richiede nessun test o prova che il cibo proveniente da ingredienti modificati sia sicuro. E lo spavento e' molto lontano dall'essere finito.
Il virus della LEUCEMIA e' stato usato nei polli come vettore per veicolare alcuni geni, molti dei quali umani, per l'aumento della produzione del pollame. Inoltre, un retrovirus e' stato usato come vettore virale nei maiali per inserire cellule fetali per far crescere le aorte per poi trapiantarle negli uomini. Questo ha portato a infezioni da retrovirus di maiale negli uomini. Hanno perso la testa e tutti i loro principi etici?
Questi virus possono anche ricombinarsi tra se' stessi per creare nuove malattie per le piante o per gli animali. E, ancora più importante, materiale genetico estraneo, da questi virus può essere assorbito attraverso il nostro intestino e venire incorporato nelle cellule del nostro stesso corpo creando nuove malattie per noi uomini.  I geni inseriti nelle piante sono inseriti lì allo scopo di renderle resistenti a certe infestazioni, pesticidi, erbicidi o antibiotici. Ma questi vettori o trasportatori di geni possono anch'essi infettare i batteri e altri organismi nel tratto intestinale del nostro corpo. Creando una nuova resistenza agli antibiotici. Vi piacerebbe dare rifugio alla Klebsiella o alla Candida nel vostro intestino che e' resistente a tutti i trattamenti?


Se questo non fosse un problema sufficiente, uno dei geni più comunemente inseriti nelle piante e' il gene Bt. Bt sta' per Bacillus Thuringiensis,un batterio particolare che secerne una tossina che uccide vari tipi di malattie delle piante Il problema e' che questa tossina,una volta dentro ad alcuni di noi, li rende estremamente ammalati. Può simulare i sintomi della Belladonna, in cui tu, di notte, devi strisciare a carponi fino al bagno per giorni, a causa del forte dolore ai muscoli e alle articolazioni. E come in un attacco da ingestione da Belladonna (numero di Novembre 1999) Giorni o settimane dopo può finire precipitosamente come e' iniziato, sconcertando qualsiasi medico. Il gene Bt e' stato introdotto nelle patate, nel mais…..

Altri geni sono stati introdotti anche nei pomodori per cambiare il loro tempo di maturazione, nel cotone (usato nei cibi chiamati junk, come patatine, snacks ecc e chiamato olio vegetale, sia sulle noccioline arrosto che servono sulle linee aeree), per rendere la pianta resistente ai pesticidi. L’olio di Canola e' un'altro prodotto dell'ingegneria genetica che non dovrebbe essere mai ingerito.


Nel 1994 la FDA degli Stati Uniti ha approvato l'ormone rBGH che e' un ormone della crescita che creo' mastiti e bisogno di antibiotici (che vanno nel latte) e altrettanto, 800 allevatori che lo usano riportano vari problemi di salute delle loro mucche. La Monsanto, il produttore, ha provato a pagare sottobanco i funzionari per la salute, del Governo Canadese con vari milioni di dollari per approvare questo ormone usato da circa un terzo degli allevatori americani. Il prestigioso giornale scientifico "The lancet" (9 Maggio 1998) mostra che il tumore al seno e' SETTE volte più numeroso con minuscoli aumenti di ormone della crescita, (IGF-1) Fattore di crescita tipo insulina, che deriva dalle mucche iniettate con BGH. Nel Gennaio 1996 il giornale "International Journal of Health" riporto' che le concentrazioni di IGF-1 sono 10 volte superiori nel latte BGH e può essere assorbito attraverso l'intestino ed aumentare il nostro rischio di contrarre il cancro. E' stato anche provato d'aver causato cisti anormali sulla tiroide e nella prostata e una miriade di ulteriori sintomi. Non si può tornare indietro. Forzando i geni a passare da una specie ad un'altra completamente non imparentati, stiamo creando nuove entità. Questo e' un'altro esempio dell'arroganza e dell'ignoranza dell'uomo quando pensa di poter fare meglio di Dio e creare organismi migliorati.


Ci sono cosi' tante mancanze in questo ragionamento che più di una dozzina di libri sono già stati scritti per iniziare a raccogliere il massimo possibile di prove contro gli organismi geneticamente modificati. La difficoltà è che non c'e' abbastanza gente consapevole del problema tanto da avere un impatto significativo. Per quando il danno sarà fatto sarà troppo tardi. Non e' come ripulire un lago da decenni di inquinamento. Una volta che avremo (1)perso migliaia di specie, (2)mandato alla rovina tutti i piccoli allevatori, (3) creato cibi da Frankenstein, (4)super erbacce resistenti a tutti gli erbicidi, (5) piante resistenti ai pesticidi, (6)nuovi virus e nuove malattie negli esseri umani, non ci sara' ilmodo di tornare indietro.


Voi potreste sorprendervi come ho fatto io a scoprire che non si richiedono sperimentazioni, anche dopo che questi e altri fatti sono venuti alla luce. I cibi geneticamente modificati sono già inevitabili e non richiedono etichettatura. Noi stiamo già mangiando cibi geneticamente modificati, visto che circa il 60 % del cibo lavorato ora contiene almeno un ingrediente geneticamente modificato.
Uno snack comune potrebbe essere patate fritte con gene di lucciola o patatine con gene di pollo (attenti alla leucemia e al sarcoma, cancro muscolare, geni virali). O, forse, a voi piace la salsa con pomodoro con gene di passera di mare. Un pasto comune potrebbe includere zuppa cremosa di broccoli con un gene di batterio e una insalata con olio di canola, olio vegetale o olio di soia, tutti prodotti geneticamente modificati (GMO).
Gente come me, sensibile alla Belladonna sono proprio senza fortuna visto il gene del tabacco (parente della Belladonna) e' usato nella lattuga e nei cetrioli e il gene della Petunia (altra parente della Belladonna) e' usato nei semi di soia e nelle carote. Le persone sofferenti di morbo celiaco potrebbero essere raggirati dalle noci che potrebbero contenere il gene dell'orzo. E alcuni cibi come le fragole hanno dei "geni non dichiarati" cosi' tutte le scommesse sono aperte.


Dovremmo aspettarci qualcosa di diverso da un'industria che ha carta bianca priva di regolamentazioni su tutta la nostra fornitura di cibo? Voi potreste pensare che il formaggio e' un cibo sicuro ma loro hanno modificato geneticamente il caglio batterico. Il succo di mela puo' avere il gene del baco da seta e l'uva può contenere un gene virale. Includendo la trota, il salmone, il pesce gatto, il pesce persico e anche lo scampo. Nel maggio 1999, tre giganti multinazionali del cibo annunciarono che non avrebbero piu' commercializzato i cibi geneticamente modificati o i loro ingredienti in Inghilterra perche' i Limeys furono tanto intelligenti da protestare, cosi' indovinate chi si prendera' gli avanzi? Gli Stati Uniti. I proponitori di cibo GMOdicono che diminuiranno la quantita' di pesticidi che deve essere usata,ma non e' vero. Non ci siamo gia' cascati quando promisero che i nuovi pesticidi avrebbero ridotto il bisogno di altri?
Prima di tutto molte tossine delle piante manipolate o forzate a produrre uccidono anche esseri utili come le coccinelle cosi' ancor più pesticidi sono necessari per supplire al mancato lavoro che (le coccinelle) avrebbero effettuato. Questi geni possono anche diffondersi alle erbacce, rendendole più resistenti e più forti di mai, creando una epidemia di super erbacce.

Altrettanto irritante e' il rapporto secondo il quale i fagioli di soia modificata ha un contenuto molto maggiore di estrogeni. E' questo ciò che vogliamo per i neonati maschi cresciuti con formula a base di soia? C'e' anche che alcuni dei virus utilizzati come vettori per i geni e inseriti nelle piante per renderle resistenti ai virus può combinarsi col materiale genetico di altri virus invasori (come per un raffreddore) formando un virus nuovo di zecca e molto più virulento, creando nuove epidemie fatali che non si sono mai viste prima.

Chiaramente la NAFTA ( a dato il permesso affinchè i nostri pesticidi illegali e riciclati arrivino a noi, mentre la FDA e la USDA non può monitorare cosa hanno già nel piatto, e ancor meno maneggiare il bottino di miliardi di dollari associati all'ingegneria genetica, documentato cosi' bene in BEYOND EVOLUTION (Oltre l'evoluzione).

La FDA ha permesso che arrivasse nei nostri cibi l'Olestra, che non e' provato sia capace di diminuire la crescente obesita'. Pero' diminuisce decisamente il vostro assorbimento di nutrienti essenziali come le vitamine E, D e K che sono assolutamente cruciali nell'inibizione delle due maggiori cause di morte e malattie, l'arteriosclerosi e il cancro.

In passato abbiamo parlato del fatto che tanta gente non e' "Meglio tramite la chimica" come suggeriva il vecchio motto della DuPont. Visto che molti hanno perso i propri cari per cancro o altre malattie causate dalle sostanze chimiche, essi sono diventati "Amareggiati tramite la chimica". Questi agenti chimici sono permessi nella nostra aria, nel cibo e nell'acqua cosi' che le multinazionali possano realizzare enormi profitti. Ora con la diffusione selvaggia dell'ingegneria genetica, le piccole fattorie svaniranno lentamente fino all'estinzione man mano che le MACC (Multinazionali Corporative Agricole e Chimiche) conquisteranno il controllo su tutto il nostro cibo.

Siete pronti per il più grande attacco della storia al mondo da parte delle MACC? Peggio dell'inquinamento chimico a cui potreste mai pensare, l'inquinamento genetico ha il potenziale irreversibile e la probabilità di cambiare la vera natura di tutto il cibo e di tutta la nostra stessa identità genetica.

Come veterinario, Michael W Foz, ammonisce, nel suo eccellente e altamente raccomandato libro "BEYOND EVOLUTION" (che specifica e riferisce i pericoli dei cibi GMO), la nostra unica possibilità di salvare noi stessi e il futuro e' con la forza della gente. Ma la gente non informata è senza potere. Le Multinazionali stanno cambiando il nostro cibo e gli animali e hanno mano libera. Non ci si può fidare di loro perchè non è loro richiesto nemmeno di etichettare i loro cibi e non gli viene richiesto nemmeno di fare dei tests sulla loro innocuità. Questo e' irreversibile, inarrestabile e ha la capacità di buttarci, come una palla di neve, in un verosimile Jurassic Park.

Voi votate con il vostro sacchetto della spesa e potete far sentire la vostra voce facendo sapere ai vostri legislatori che volete che il cibo geneticamente modificato venga etichettato e che tutti gli esperimenti di ingegneria genetica vengano fermati fino a che appropriati studi non siano stati fatti sugli effetti collaterali a lunga scadenza e sulla innocuità.

Libri consigliati:

Fox, Michael W "BEYOND EVOLUTION", The Lyons Press, 123 W 18th New York, N.Y. 10011- Telefono 212 620 9580

Cummins R Lilliston B. "GENETICALLY ENGINEERED FOODS, A SELF DEFENSE GUIDE FOR CONSUMERS", reperibile presso Natural Lifestyles, 1 800 752 2775


The Case for a GM-free Sustainable World (Per un mondo sostenibile, libero da OGM)

 

Dozzine di noti scienziati da sette diversi paesi, specialisti in discipline quali agroecologia, agronomia, biomatematica, botanica, chimica medica, ecologia, istopatologia, ecologia microbica, genetica molecolare, biochimica nutrizionale, fisiologia, tossicologia e virologia, hanno unito le loro forze per costituire un gruppo di ricerca indipendente sugli OGM, presentato ufficialmente nel corso di un incontro pubblico tenutosi a Londra il 10 maggio 2003, incontro a cui hanno partecipato il ministro britannico dell'ambiente Michael Meacher e altre 200 persone.

In occasione di questo incontro è stata ufficialmente presentata la bozza di un rapporto, The Case for a GM-free Sustainable World (Per un mondo sostenibile, libero da OGM), con cui l’ISP chiede di vietare le colture GM e implementare invece ogni forma di agricoltura sostenibile. Questo autorevole rapporto, presentato come "il più forte e il più completo dossier di prove sperimentali" mai compilato sui rischi e i problemi connessi con le colture GM, da un lato, e dall’altro sui molteplici benefici dell'agricoltura sostenibile, è stato reso pubblico il 15 giugno 2003 [è visibile nel sito dell’ISP: www.indsp.org e inoltre nei seguenti siti:
- Institute of Science in Society, UK www.i-sis.org.uk
- Third World Network www.twnside.org.sg
- Institute for Food and Development Policy (Food First), USA www.foodfirst.org].

Prima della pubblicazione della relazione finale di 120 pagine, l’ISP ha rilasciato il sintetico riassunto di quattro pagine, qui presentato, quale contributo al dibattito sugli OGM che sta avvenendo a livello nazionale nel Regno Unito.
Questo documento sfida i fautori degli OGM a rispondere su tutti i punti qui presentati. Si prega di dare a questo documento la più ampia circolazione possibile.

Rapporto dell’ISP (gruppo di scienziati indipendenti)
Sommario del documento reso pubblico il 15/06/03

Perchè NO agli OGM?

1. Le colture GM non hanno portato i benefici promessi
Nessun aumento della produttività, né significativa riduzione dell'uso di antiparassitari ed erbicidi;
L’ammontare delle vendite perdute dagli Stati Uniti, in seguito al rifiuto delle colture GM in tutto il mondo, è stimato in 12 miliardi di dollari;
In India la percentuale dei raccolti GM falliti arriva fino al 100%;
Futuro ad alto rischio per l’agrobiotech: "Monsanto potrebbe essere un altro disastro incombente sugli investitori".
2. Le colture GM pongono problemi crescenti all’agricoltura
Le linee transgeniche sono instabili: "la maggior parte dei casi di inattivazione di transgeni non arriva mai ad apparire nella letteratura scientifica";
Erbacce e piante dotate di resistenza simultanea a tre diversi diserbanti sono emerse in America del Nord;
Piante resistenti al glifosato infestano ormai i campi di cotone e soia GM; per controllarle, si ricomincia a usare l’atrazina;
Le piante che producono tossine Bt minacciano di causare l’emergenza di piante superinfestanti e di parassiti Bt-resistenti.
3. Un’estesa contaminazione da transgeni è inevitabile
Estesa contaminazione da transgeni riscontrata nelle varietà locali di mais, in remote regioni del Messico;
in Canada si sono rivelati contaminati da OGM 32 su 33 stock commerciali di semi;
il polline viene disperso e trasportato dal vento per ore e una velocità del vento di 35 miglia all’ora non è affatto eccezionale;
non ci può essere coesistenza tra raccolti GM e non-GM.
4. Le colture GM non sono sicure
La sicurezza delle colture GM non è stata provata: la regolamentazione è stata sin dall'inizio inficiata da errori fatali;
il principio della ‘sostanziale equivalenza’, vago e mal definito, non ha fatto altro che dare alle industrie la totale possibilità di dichiarare che i prodotti GM sono ‘sostanzialmente equivalenti’ ai prodotti non-GM e perciò ‘sicuri’.
5. I cibi GM sollevano gravi preoccupazioni circa la loro sicurezza
Malgrado la scarsità di studi credibili, i risultati di cui già oggi possiamo disporre sollevano serie preoccupazioni circa la sicurezza dei cibi da OGM;
effetti simili a quelli prodotti da un “fattore della crescita” [proliferazione e crescita cellulare], osservati nello stomaco e nell’intestino tenue di giovani ratti, sono stati attribuiti al processo stesso della transgenesi o al costrutto transgenico [vettore + gene estraneo]; è quindi possibile che si tratti di effetti generali che qualsiasi cibo ottenuto con l’ingegneria genetica può provocare.
6. Geni per prodotti pericolosi sono incorporati in piante transgeniche alimentari
Le proteine Bt [del Bacillus thuringiensis], incorporate nel 25% del totale delle piante GM coltivate in tutto il mondo, sono nocive per molti insetti non-target; alcune sono potenti immunogeni [= sostanze che scatenano risposte immunitarie] e allergeni [= sostanze che scatenano risposte allergiche] per gli esseri umani e gli altri mammiferi;
colture alimentari [soprattutto mais] vengono sempre più spesso ingegnerizzate per produrre sostanze farmaceutiche e medicinali, tra cui: a) le citochine, note per agire da soppressori del sistema immunitario e associate a demenza, neurotossicità e ad effetti secondari sia sull'umore che sui processi cognitivi; b) vaccini e sequenze virali, ad esempio il gene di un coronavirus del maiale, appartenente alla stessa famiglia del virus della SARS che è all'origine dell’attuale epidemia; c) il gene gp120 per una glicoproteina del virus dell’AIDS, che potrebbe interferire con il sistema immunitario e ricombinare con virus e batteri già presenti nell’ospite, in modo da generare nuovi e imprevedibili agenti patogeni.
7. Le colture Terminator diffondono tra le piante la sterilità maschile
Le colture transgeniche in cui sono stati inseriti geni ‘suicidi’ per la sterilità maschile, reclamizzate come un mezzo per prevenire la diffusione dei transgeni, in realtà diffondono nell’ambiente, attraverso il polline, sia la sterilità maschile sia la tolleranza al diserbante.
8. I diserbanti ad ampio spettro sono altamente tossici per gli esseri umani e per le altre specie animali
L'ammonio glifosinato e il glifosato, i diserbanti usati con le piante GM resistenti a questi stessi erbicidi (e che attualmente rappresentano il 75% di tutte le piante GM coltivate al mondo), sono veleni metabolici sistemici;
L'ammonio glifosinato viene associato a varie forme di tossicità - neurologiche, respiratorie, gastrointestinali ed ematologiche - e a difetti congeniti nelle varie specie di mammiferi, compresa quella umana; questo composto è tossico anche per le farfalle e per molti insetti utili, per le larve dei molluschi e delle ostriche, per la dafnia e per alcuni pesci d'acqua dolce, in particolare per la trota iridea; esso inibisce i batteri e i funghi che svolgono nel terreno azioni vantaggiose, e in particolare i batteri fissatori dell'azoto;
nel Regno Unito il glifosato è la causa più frequente di avvelenamento e vi sono stati casi di disturbi a molte funzioni organiche anche in seguito all’esposizione ai normali livelli d’uso del composto; l'esposizione al glifosato ha quasi raddoppiato, tra gli utilizzatori del glifosato, il rischio di aborti spontanei e di procreare bambini con difetti neurocomportamentali; il glifosato ritarda lo sviluppo dello scheletro fetale nei ratti di laboratorio, inibisce la sintesi degli steroidi ed è genotossico nei mammiferi, nei pesci e negli anfibi; l'esposizione alle dosi di irrorazione in campo ha causato nei lombrichi una mortalità di almeno il 50% e significativi danni intestinali nei lombrichi sopravvissuti; il Round Up (ovvero il glifosato nella formulazione prodotta da Monsanto) ha causato disfunzioni della divisione cellulare, un fenomeno che potrebbe essere collegato al cancro nell’uomo.
9. L'ingegneria genetica genera supervirus
I pericoli più insidiosi dell'ingegneria genetica sono inerenti al suo stesso processo, il quale fa aumentare notevolmente l’estensione e la probabilità del trasferimento genico orizzontale e della ricombinazione, la via principale con cui si generano virus e batteri patogeni;
tecniche recenti, come il DNA shuffling [rimescolamento], consentono ai genetisti di generare in pochi minuti in laboratorio milioni di virus ricombinanti, mai esistiti in miliardi di anni di evoluzione;
i virus, i batteri patogeni e il loro materiale genetico costituiscono le materie prime e gli strumenti di elezione sia per l'ingegneria genetica, sia per la produzione intenzionale di armi batteriologiche.
10. Il DNA transgenico presente nei cibi viene assorbito dai batteri a livello dell’intestino umano
E’ stato osservato che il DNA transgenico delle piante alimentari viene assorbito dai batteri, sia nel terreno che nell'intestino di volontari umani; i geni marcatori per la resistenza ad antibiotici, presenti nei cibi transgenici, possono trasmettersi a batteri patogeni, fatto che rende poi molto difficile il trattamento delle infezioni.
11. DNA transgenico e cancro
E’ provato che il DNA transgenico sopravvive alla digestione nell'intestino e che ‘salta’ nel genoma delle cellule di mammifero, dando luogo alla possibilità che si comporti da elemento cancerogeno;
l’uso di prodotti GM, ad esempio mais, per l’alimentazione animale può comportare rischi non solo per gli animali, ma anche per gli esseri umani che consumano i prodotti di quegli animali.
12.Il promotore 35S del CaMV [virus del mosaico del cavolfiore] rende più probabile e frequente il trasferimento orizzontale dei geni
Le prove sperimentali suggeriscono che i costrutti transgenici contenenti il promotore 35S del CaMV possono essere particolarmente instabili e inclini al trasferimento orizzontale e alla ricombinazione dei geni, con tutti i rischi che ne derivano: mutazioni geniche dovute a inserzione casuale, cancro, riattivazione di virus latenti e generazione di nuovi virus.
13. Una storia fatta di falsità e occultamenti di prove scientifiche
La storia degli OGM è fatta di falsità e occultamenti di prove scientifiche, in particolare per ciò che riguarda il trasferimento orizzontale dei geni. Gli esperimenti-chiave non sono stati effettuati, o sono stati effettuati male e poi presentati in modo distorto. Molti esperimenti non sono stati ripetuti nel tempo, comprese le ricerche sulla possibilità che il promotore 35S del CaMV sia responsabile degli effetti da fattore di crescita, osservati in giovani ratti alimentati con patate GM.

In conclusione, le colture GM non hanno portato i benefici promessi e stanno ponendo all’agricoltura problemi sempre più gravi. La contaminazione da transgeni è oggi un dato di fatto ampiamente riconosciuto come inevitabile, quindi non può esservi coesistenza tra agricoltura GM e non-GM. Cosa più importante di tutte, la sicurezza delle colture GM non è mai stata provata. Al contrario, le prove già emerse sono sufficienti a suscitare serie preoccupazioni circa i rischi posti dagli OGM, rischi che se ignorati potrebbero provocare danni irreversibili alla salute e all'ambiente. La cosa più opportuna sarebbe quindi respingere e mettere immediatamente al bando le colture GM.

PERCHÉ SÍ ALL'AGRICOLTURA SOSTENIBILE?

1. Produttività e rese maggiori
soprattutto nel terzo mondo 8,98 milioni di agricoltori hanno adottato pratiche agricole sostenibili, per un totale di 28,92 milioni di ettari così coltivati in Asia, America latina e Africa; i dati, scientificamente affidabili, raccolti da 89 progetti dimostrano che queste pratiche portano a un aumento della produttività e delle rese del 50-100% per le colture non irrigate e del 5-10% per le irrigue. I maggiori successi si sono avuti in Burkina Faso, dove si è passati da un deficit di cereali di 644 chili all'anno a un'eccedenza annuale di 153 chili, in Etiopia, dove 12 500 famiglie di agricoltori hanno goduto di un aumento del 60% nelle rese dei raccolti e in Honduras e Guatemala, dove 45 000 famiglie hanno visto aumentare le rese da 400-600 kg/ha a 2.000-2.500 kg/ha;
studi a lungo termine condotti in paesi industrializzati dimostrano che le rese dell’agricoltura biologica sono equiparabili a quelle dell'agricoltura convenzionale e spesso sono superiori.
2. Miglioramento dei terreni
Le pratiche agricole sostenibili riducono l'erosione del suolo, migliorano la struttura fisica del terreno e la sua capacità di ritenzione dell’acqua, tutti fattori di cruciale importanza per evitare la perdita dei raccolti durante i periodi di siccità;
La fertilità del suolo è mantenuta e aumentata dalle pratiche agricole sostenibili;
I suoli coltivati con le pratiche sostenibili mostrano una maggiore attività biologica: un più alto numero di lombrichi, artropodi, micorrize ed altri funghi, e di microorganismi, tutti organismi utili per il riciclo dei nutrienti e per l’eliminazione naturale delle malattie.
3. Ambiente più pulito
Nell’agricoltura sostenibile è scarso o del tutto assente l’uso di prodotti chimici inquinanti;
Minori quantità di nitrati e fosforo raggiungono la falda freatica;
La filtrazione dell'acqua è migliore nei sistemi ad agricoltura biologica, che quindi sono meno esposti all’erosione e contribuiscono meno all’inquinamento delle acque per dilavazione delle superfici;
4. Riduzione degli antiparassitari, senza aumento dei parassiti
La lotta integrata ai parassiti ha ridotto il numero delle irrorazioni con antiparassitari da 3,4 a una per stagione in Vietnam, da 2,9 a 0,5 in Sri Lanka e da 2,9 a 1,1 in Indonesia;
nella produzione californiana di pomodori, la scelta di non usare insetticidi di sintesi non ha comportato alcun incremento delle perdite di raccolto per danni da parassiti;
Il controllo dei parassiti si può realizzare senza ricorrere a antiparassitari e senza che ciò comporti perdite del raccolto, usando ad esempio colture ‘trappola’ per attirare la piralide, come si è visto nell'Africa orientale dove la piralide è un parassita importante;
5. Mantenimento e utilizzo della biodiversità
L'agricoltura sostenibile promuove la biodiversità in agricoltura, cruciale per la sicurezza alimentare; l'agricoltura biologica può sostenere un livello molto maggiore di biodiversità, con grande vantaggio per le specie che hanno subito significative riduzioni;
a Cuba i sistemi agricoli integrati sono da 1,45 a 2,82 volte più produttivi delle monocolture;
in Cina migliaia di coltivatori di riso hanno raddoppiato i raccolti e quasi eliminato una delle malattie del riso più devastanti, semplicemente piantando una mescolanza di due diverse varietà;
l’agricoltura biologica fa crescere la biodiversità, portando effetti benefici quali il recupero di terreni degradati, il miglioramento della struttura del suolo e della sua capacità di filtrazione dell'acqua.
6. L’agricoltura biologica è sostenibile sia dal punto di vista dell’ambiente che dell’economia
Una ricerca sulla produzione delle mele con sistemi agricoli diversi ha rivelato che l’agricoltura biologica si colloca al primo posto per quanto riguarda la sostenibilità ambientale ed economica; al secondo posto si piazza il sistema della lotta integrata e all'ultimo quello dell’agricoltura convenzionale; le mele biologiche si sono rivelate le più redditizie per il loro più alto prezzo di mercato, per il più rapido ritorno degli investimenti e un più veloce recupero dei costi;
uno studio condotto su tutta l’Europa ha indicato che l'agricoltura biologica dà risultati migliori di quella convenzionale, rispetto alla grande maggioranza degli indicatori ambientali;
un’indagine condotta dall'Organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura delle Nazioni Unite (la FAO) ha concluso che le pratiche di agricoltura biologica opportunamente applicate portano a un miglioramento delle condizioni ambientali, a tutti i livelli.

7. Effetti positivi sui cambiamenti climatici, tramite la riduzione del consumo diretto e indiretto di energia
L'agricoltura biologica usa l'energia in modo molto più efficiente, e riduce notevolmente le emissioni di CO2, rispetto all'agricoltura convenzionale sia per quanto riguarda il consumo diretto di energia sotto forma di combustibili fossili, sia riguardo al consumo indiretto connesso con l’uso di fertilizzanti e antiparassitari chimici di sintesi;
L'agricoltura sostenibile ristabilisce la materia organica del suolo, aumentando la quantità di carbonio sequestrato nel terreno, quindi sottraendo significative quantità di carbonio dall’atmosfera;
l'agricoltura biologica probabilmente emette meno biossido di azoto (N2O), un altro importante gas serra e una delle cause della distruzione dello strato di ozono.

8. Produzione efficiente, ad alto profitto
nell'agricoltura biologica qualunque eventuale riduzione delle rese è più che compensata dai miglioramenti ecologici e dagli aumenti di efficienza;
le aziende biologiche, più piccole, producono molto di più per unità di superficie che non i ben più grandi appezzamenti di terreno caratteristici dell'agricoltura convenzionale;
nell'agricoltura biologica i costi di produzione sono spesso più bassi che nell'agricoltura convenzionale, portando a ritorni netti equivalenti o più alti anche senza il premio sui prezzi dei prodotti biologici; quando si tiene conto dei prezzi più alti per i prodotti biologici, i profitti di questo sistema di agricoltura sono quasi sempre superiori.

9. Aumento della sicurezza alimentare e dei vantaggi alle comunità locali
Un’indagine sui risultati dei progetti di agricoltura sostenibile ha dimostrato che la produzione media alimentare per famiglia è aumentata di 1,71 tonnellate all'anno (fino al 73%) per 4,42 milioni di coltivatori che lavorano 3,58 milioni di ettari, portando alle comunità locali grandi benefici in termini di sicurezza alimentare e di salute;
L’aumento della produttività fa aumentare la quantità di cibo disponibile e i redditi, quindi riduce la povertà aumentando l'accesso al cibo, riducendo la malnutrizione e migliorando le condizioni di salute e di vita;
i metodi dell’agricoltura sostenibile attingono intensamente dalle conoscenze tradizionali indigene e danno importanza

 

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