
La data del 19 di marzo, quanto meno in Italia è ricordata come la festa del papà. E’ vero che è una ricorrenza che non ha grande impatto forse neanche all’interno delle stesse famiglie. D’altra parte la mamma e il mammismo sono figure troppo forti nel nostro paese. I quotidiani del 19 marzo 1983 riportano la morte di due personaggi maschili. Entrambi muoiono circondati dai figli. La morte di uno di questi occupa le prime pagine dei giornali, l’altra è relegata in quelle interne. Si racconta che il primo poco prima di morire abbia sussurrato una parola "Italia", il secondo non ha fatto in tempo a proferirne alcuna. Sul primo si sprecano i commenti degli storici e dei sociologi, sul secondo si scrive un semplice articolo di cronaca. Certi settori dell’opinione pubblica e alcuni industriali sono molto colpiti dalla morte del primo fino al punto che obbligheranno la squadra di calcio di cui sono proprietari a giocare, la domenica successiva, con la maglia listata a lutto, la morte del secondo ha certamente meno impatto ma migliaia di persone seguiranno il suo feretro. Un destino bizzarro ha programmato contemporaneamente la loro morte. Non si conoscono, non si sono mai incontrati eppure hanno qualche cosa in comune. Il primo muore per la malattia che il secondo ha affermato di aver curato con successo per tantissimi anni. Per lui e per questa terapia ci sono stati disordini nelle strade, manifestazioni, sit-in, lettere e accuse tra vari organi dello stato. Il primo, però, nonostante le sue ingenti ricchezze non ha mai assunto le medicine indicate da questo medico né lo ha mai consultato.
Il 19 di marzo del 1983 L’ex re d’Italia Umberto di Savoia muore in una lussuosa clinica svizzera per un tumore alle ossa, lo stesso giorno il dott. Liborio Bonifacio muore per arresto cardiaco ad Agropoli in provincia di Salerno.
"E’ morto il dottore della speranza" così scrive il quotidiano "Il giorno": "Un anno fa dopo averlo respinto per una prima volta, la medicina ufficiale, anche sotto la pressione di migliaia di ammalati ai quali sembrava ingiusto negare l’ultima speranza, riaprì il caso Bonifacio e iniziò un nuovo esame. Aspettava con ansia il verdetto – ha detto uno dei figli- ma il suo cuore non ha retto". A fianco di tutto ciò i giornali riportano la fotografia di un abbraccio tra due potenti. Uno di questi è sempre il Papa. Non più Paolo VI ma "il Papa venuto dal freddo", Giovanni Paolo II.
Carol Vojtyla è ritratto in un profondo abbraccio proprio con Umberto di Savoia. Cambiano i potenti, cambiano le persone, forse solo il gesto dell’abbraccio rimane lo stesso anche se, forse, con intenzioni differenti. Sandro Pretini, l’anziano partigiano ed ex presidente del partito socialista, è presidente della Repubblica. La cronaca degli anni successivi ne parlerà come del presidente più amato dagli italiani. Nel mentre la borsa valori è al suo massimo storico, molti insegnanti temono la legge contro le pensioni baby, Ambrogio Fogar è in marcia verso il polo nord mentre le condizioni del suo amato cane Armaduk sono stazionarie. Gianni Morandi ha sempre un grande successo, questa volta anche in Russia. Milano intanto fa i conti finalmente con l'inizio dei lavori del piccolo teatro. Ai funerali di Liborio Bonifacio c’è un’immensa folla, chi non è potuto venire ha mandato saluto, un fiore, una poesia, uno scritto.
Chi è questo veterinario che muore passando il segreto del suo siero anticancro alla moglie e ai figli?, chi è questo dottore che afferma di aver curato migliaia di malati di cancro? Perché un veterinario propone una terapia antitumorale per gli umani?.
La storia professionale di Liborio Bonifacio è quasi contemporanea a quella di Aldo Vieri. Nel 1969 si parla già di lui e della sua attività che è iniziata da circa 20 anni. Bonifacio in realtà si occupa di curare cani, gatti, mucche, capre ecc. E’ proprio dall’osservazione di queste ultime che gli arriva un’intuizione speciale. Non ha mai conosciuto una capra che si è ammalata di cancro, perché?, forse la natura le ha dotate di una particolare sostanza immunizzante?, forse le capre possiedono una proteina che salvaguarda dalla modificazione cellulare in senso neoplastico?.
Ci sono animali che si ammalano e altri no, ci sono umani che si ammalano ed altri no, ci sono alcuni che si ammalano di un tumore ed altri no. Il quesito è interessante, degno dei più fini ricercatori e può essere interessante e stimolante approfondire questo aspetto. D’altra parte su questo stesso interrogativo lavorano anche altri ricercatori. Dall’altra parte dell’oceano, negli Stati Uniti, già da qualche hanno un gruppo di ricercatori sta cercando di capire come mai tra le ragioni di morte della popolazione psichiatrica non c’è mai segnalato il cancro e comunque le percentuali sono sensibilmente inferiori a quella della popolazione normale. Tra gli schizofrenici poi l’incidenza sembra ancora più bassa rispetto ad altri pazienti psicotici. Questi ultimi sembrano possedere una sorta di resistenza intrinseca ad ammalarsi di tumore. I dottori B. ed M. Bahnson ed altri loro colleghi elaborano una ipotesi che chiamano "complementarietà psicofisiologica". Questa ipotesi sostiene in poche parole che il senso di morte può prendere due strade: quella somatica e quella psichica. La manifestazione estrema della prima è il cancro, della seconda è la psicosi. Per sapere gli sviluppi successivi dell’ipotesi dei Bahanson bisogna andare a leggersi qualche libro sulla storia dell’oncologia e in particolare della psiconcologia, in questo articolo ci occupiamo solo di ciò che è successo all’ipotesi di Bonifacio.
Per chi crede nella totale ed estrema superiorità degli esseri umani su gli altri animali può essere offensivo essere considerati sullo stesso piano, con le capre poi!! ma è solo per dire che i quesiti scientifici a volte sono contemporanei e affascinano molto ricercatori che magari lavorano a migliaia di chilometri di distanza.

Ad Agropoli, Liborio Bonifacio è arrivato nel 1941 vincendo un concorso come veterinario. Osserva le capre, è profondamente colpito da ciò che vede e pensa che possano essere un aiuto per la cura di questa malattia che fa così tanta paura. Pensa di estrarre da loro la sostanza che può fermare la malattia oncologica negli esseri umani. Sua moglie Gaetanina e i figli Calogero, Angelo, Giuseppe e Leonardo lo aiutano e lo sostengono in questa impresa.
Vieri e Bonifacio esercitano la loro professione quasi contemporaneamente. Ognuno chiuso nella sua sfida. Nessun giornalista chiede un parere sulle terapie reciproche. Sui giornali tuttavia i paragoni si sprecano. :"Ci si trova di fronte a un caso assolutamente diverso da quello di Aldo Vieri, scrive un articolista del Corriere della Sera di un giorno di luglio del 1969. Là c’era una formula misteriosa, qua un rimedio che è stato reso noto subito, la composizione e la preparazione del farmaco è di dominio pubblico. Da Vieri gli ammalati pagavano (prosegue il giornalista) qui invece il preparato è dato gratis".
Liborio Bonifacio viene descritto come un uomo modesto, la sua casa, i suoi abiti, il suo modo di presentarsi, tutto rivela modestia. E’ un eroe, uno che da 20 anni si dedica a una battaglia che non gli rende una lira, uno che nell’austera disciplina dei laboratori lotta contro la sofferenza e la morte. La sua casa riceve tutti i giorni la visita del postino, fasci di telegrammi ed espressi chiedono tutti la stessa cosa. il medicinale e una sua visita. Il telefono squilla continuamente, la gente è fuori, in fila che aspetta di essere ricevuta. Arrivano malati e parenti anche dall’estero. "giovedì scorso – riferisce- è arrivato un inglese con il figlio in coma, dopo alcune iniezioni il ragazzo si è ripreso. Quanti pazienti sono stati curati con il suo metodo? :"duemila", risponde. Quanti di questi sono guariti? "alcune centinaia" prosegue, io però sono assillato dal lavoro quotidiano, non ho il tempo né la possibilità di seguire questi malati uno per uno. Qualcuno guarisce, altri spariscono.
Il dott. Bonifacio non vuole speculare sulla sua terapia. Per ciò che gli è possibile vuole spiegare, discutere. In un articolo che scrive il 21 febbraio del 1980 sul quotidiano "La Sicilia" scrive: "prima di vincere il cancro, bisogna vincere la "resistenza" e i preconcetti della scienza ufficiale non sempre disinteressata. Occorre abbandonare i pregiudizi ed entrare nell’ordine di idee che qualunque suggerimento, anche se umile, va accolto ed esaminato attentamente...................nella cura dei tumori ci sono cifre da capogiro. Apparecchi che costano miliardi e miliardi che resterebbero inutilizzati":
Come fare a dargli torto?, chi tra di noi non ha pensato almeno una volta (o anche molte di più) la stessa cosa?, chi tra di noi non ha mai pensato che la cura delle malattie è anche un grande affare economico?.
Bonifacio racconta la sua storia e la sua terapia in un libro pubblicato dall’editore Savelli dal titolo "La mia cura contro il cancro": Nel libro spiega dettagliatamente come si prepara il farmaco. Sostanzialmente si fanno maturare e poi filtrare rendendo la miscela batteriologicamente pura, le ghiandole prelevate dal sigma del bestiame caprino. Il preparato tuttavia non va bene per tutti. E’ prodotto in due specie: maschile e femminile ed è dato in base all’esame istologico: il maschile per i carcinomi e il femminile per i sarcomi.
Fatta salva l’onesta del dott. Bonifacio, attorno alla sua storia si è creata tanta confusione e a volte palesi atteggiamenti truffaldini. Quella tra il veterinario di Agropoli, la scienza medica e le autorità sanitarie appare come una polemica intramontabile fino al punto che all’epoca della sua morte non ci fu ancora una risposta ufficiale. "Il siero ricavato dagli estratti di capra macellata non è l’antidoto contro il male oscuro ma qualche risultato lo ha dato". E’ lo stesso Bonifacio a fare queste affermazioni. Già nel 1970 aveva inviato una lettera all’allora ministro della sanità, l’onorevole Mariotti chiedendo una sperimentazione. "Chiedo solo la verità scientifica degli effetti del mio prodotto, ritengo che questo sia un mio diritto". "Così scriveva nella lettera. Una commissione analizzò un surrogato del siero Bonifacio e vanificò ogni proposta di sperimentazione. Dodici anni dopo, l'anno prima di morire, è ancora lui a chiedere una verifica. Questa volta la polemica è con un altro ministro della sanità: l'onorevole Renato Altissimo. Quest'ultimo decise di far analizzare i campioni del siero presso un ospedale oncologico statunitense, tuttavia ricevette una diffida da parte di Bonifacio stesso con queste motivazioni :"Questo prodotto non va bene, non ha nulla a che fare con la mia scoperta". La polemica tra di loro diventa aspra e dura e le accuse reciproche sono continue e ripetute.
Se la realtà non fosse costituita da gente che continua a soffrire e a morire di cancro, se non fosse costituita da persone dilaniate dall’incertezza che deriva da una scienza insicura, che spinte dalla disperazione scendono in piazza per protestare, si potrebbe dire di assistere a un’affascinante disputa in nome della scienza. Si parla di immunologia, di proteine con funzione protettiva, dei limiti della scienza determinati a volte dai limiti dell’intelligenza umana (la storia di Galileo Galilei è a tal proposito emblematica). Si ha a che fare, però con persone disperate, con famiglie che vanno a "caccia" del farmaco, con i malati in piazza, i disordini nelle città e tutto ciò attribuisce a questa vicenda un alone particolare.
La distribuzione del farmaco avviene con difficoltà. Un problema non indifferente è rappresentato anche dall’esiguo numero di capre rispetto alla mole delle richieste. Si costituisce un’associazione l’ASIBO (associazione siero Bonifacio) che distribuisce un preparato confezionato secondo le indicazioni date dal veterinario di Agropoli. La distribuzione gratuita del siero al posto di risolvere il problema ne ha creato di altri. Infatti lo stesso Bonifacio aveva diffidato i responsabili dell’associazione a distribuire il siero diffondendolo con "Bonifacio". Secondo il dottore si trattava di un prodotto simile ma non era il suo. La situazione diventa incandescente fino al punto che l’attività dell’ASIBO è oggetto di due esposti alla procura della Repubblica di Roma proprio da parte dello stesso Bonifacio.
Le polemiche non si placano e continuano anche dopo la morte del veterinario di Agropoli. Circa 20 giorni dopo il suo decesso il figlio Leonardo inizia uno sciopero della fame prima davanti a Montecitorio e poi a casa sua. L’obiettivo è quello, dopo 32 anni di attesa, di dare una risposta al mondo scientifico e all’opinione pubblica sulla reale efficacia del siero Bonifacio. Qualcuno malignamente fece notare che Leonardo quando iniziò il digiuno pesava 105 Kg.
La scienza è un progredire costante di ipotesi che vengono formulate, testate, sperimentate e in molti casi superate. Così come è stata confutata per diverse ragioni l’ipotesi dei Bahanson sugli psicotici (la popolazione psichiatrica ha una durata di vita media inferiore rispetto al resto della popolazione, la schizofrenia non è una categoria nosografica omogenea, l’incidenza del cancro tra gli schizofrenici risulta differente in base alla metodica statistica utilizzata ecc.), allo stesso modo una relazione dei veterinari, membri del Consiglio Superiore della Sanità, afferma che le capre si possono ammalare di tumore e anche con una certa frequenza.